“Dietro la maschera”, dal reparto Covid alla scrittura

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La crisi del covid, il lavoro in trincea di infermieri e medici, nel contesto della città più colpita dalla prima ondata: Bergamo, ma non solo. Una storia di emigranti meridionali che restano al Nord o corrono verso il Sud ad assistere chi è solo, e davanti lo spettro della morte, non solo per il virus, ma anche celando vendette e rancori personali. Così si può sintetizzare “Dietro la maschera”, opera letteraria di Pasquale Dente, infermiere napoletano in servizio presso la Terapia Intensiva Cardiotoracica della Oxford University, convertita per i pazienti covid durante la crisi pandemica. Proprio la sua esperienza in trincea lo ha spinto a scrivere il libro, pubblicato sia in italiano che in inglese, mentre per il periodo natalizio sta preparando un sequel, per spiegare ancora una volta come il covid-19 abbia messo in discussione la vita di chi ne è coinvolto in prima battuta ma non solo.

Il romanzo racconta la storia di Lucia, infermiera napoletana in servizio a Bergamo che, tornata dalle vacanze in Egitto, si trova in un ambiente trasformata dall’epidemia di nuovo coronavirus e al contempo quella del coinquilino Tano, che decide di tornare in Sicilia per accudire la madre vedova e rimane vittima del virus. Una morte che sconvolge Lucia e la porta a compiere un gesto estremo nei confronti di un medico, suo amante, ammalatosi a sua volta. Cambiano i volti, cambiano gli ospiti della sua casa, e il bigottismo mascherato da fede fa il suo ingresso da quella porta, portando Lucia a decisioni ancora più estreme.

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