A 41 anni dal Terremoto ancora ferme 20mila pratiche

Il 23 novembre non sarà mai una giornata come un’altra. Ore 19,34 di 41 anni fa: in televisione, sul primo canale, era cominciata da poco la replica di Inter – Juventus, la seconda rete trasmetteva un film per ragazzi, “Il pirata”. A un certo punto chi era davanti alla radio e alla tv viene distratto da un suono, un boato improvviso. La scossa durata un minuto e mezzo la sentirono proprio tutti.

Distrusse 36 comuni tra Campania e Basilicata. Furono 2.735 le persone che persero la vita, 8mila i feriti. Centinaia di migliaia quelli rimasti senzatetto che per anni, si sono dovuti confrontare con una emergenza che sembrava infinita. Un evento tragico che ha segnato profondamente la comunità e che ancora oggi mantiene visibili le ferite.

Le ferite del terremoto

Dopo più di quaranta anni nelle città le ferite di allora sono ancora vive e sotto gli occhi di tutti. Hanno la forma di caseggiati crollati o ciò che resta delle case di fortuna che furono costruite nella fretta di tamponare l’emergenza di quanti rimasero senza un tetto e un posto caldo. Oggi quella ricostruzione, che costò allo Stato oltre 50mila miliardi di lire, almeno fino alla relazione conclusiva presentata nel 1991 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro, sembra non essere ancora terminata.

Ancora 20mila richieste di contributo

Ci sono ancora pratiche per la ricostruzione ferme in Regione. Gli interventi sono residuali e riguardano il 6 per cento del totale del patrimonio edilizio interessato, circa 20mila richieste di contributo a cui si aggiungono le poche migliaia della Basilicata: 120 milioni di euro che per altro sarebbero previsti dal bilancio di Palazzo Santa Lucia, quindi pronti per venire erogati e mettere il punto a una storia che dura già da troppo tempo.

Intanto la Regione lancia la campagna per mettere in sicurezza le case ed evitare che un nuovo sisma si possa trasformare in tragedia. “Prevedere un terremoto, ossia la data o il periodo in cui si verificherà, non è possibile. Ma sapere se un determinato territorio è a rischio, si può”.

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