7 anni senza l’ Uomo in Blues, la città ricorda Pino Daniele

Il tempo non cancella il ricordo, lo fortifica, lo rende indelebile, soprattutto se si parla di coloro che hanno dato un impulso decisivo all’arte di una intera città, rinnovandola nel mondo. Sette anni sono passati da quella tragica sera in cui Pino Daniele a quasi 60 anni è tornato in cielo, in quella corsa disperata tra la Toscana e Roma, sette anni da quell’abbraccio sentito, raccolto e al contempo rumoroso delle sue melodie di Piazza del Plebiscito per il saluto cristiano.

L’uomo in blues, il Mascalzone Latino, che con la sua chitarra seppe apportare nuova linfa alla tradizione napoletana, campione di hashtag nell’anno della sua morte, ponte tra le generazioni. Un susseguirsi di eventi, di ricordi, anche al tempo del covid per l’artista di Napul’è e tanti altri grandi successi. Ricordi che si susseguono anche sui post degli amici, a partire da Eros Ramazzotti, che per primo sette anni fa fece rimbalzare al mondo la notizia che ebbe eco persino sul New York Times che ne esaltò le doti di musicista e di cantore di una napoletanità nuova.

Oggi, con una Napoli tappezzata di murale e targhe in sua memoria, con gli echi delle sue canzoni che fuoriescono dai locali e dai negozi, resta il suo anticonformismo, il rifiutare sempre l’etichetta della tradizione senza mai disdegnarla, la pacatezza del suo apparire e la musica, sopra ogni cosa la musica e la poesia.

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