Rientro scolastico a metà tra Dad e ricorsi al Tar

Riaprono le scuole, ma non ovunque. In ordine sparso, si riprenderà con la didattica a distanza. Secondo le stime dei presidi mancheranno

Riaprono le scuole, ma non ovunque. In ordine sparso, si riprenderà con la didattica a distanza. Secondo le stime dei presidi mancheranno all’appello 120mila classi su 360mila. La Campania, insieme con la Sicilia dove la riapertura delle scuole è stata rinviata di tre giorni, è la regione che ha scelto di diversificarsi dalle scelte del governo nazionale. Il presidente della Regione campana, Vincenzo De Luca, ha ripristinato la Dad per le scuole primarie e medie fino al 29 gennaio, lasciando la riapertura in presenza solo alle scuole superiori con gli studenti in sciopero dei maggiori istituti superiori di Napoli. Ed è polemica, mentre il governo nazionale ha annunciato che impugnerà la decisione della Regione Campania. Dopo un gruppo di genitori infatti, anche l’Avvocatura Distrettuale dello Stato (sede di Napoli) ha presentato ricorso presso il Tar della Campania contro l’ordinanza con la quale la Regione Campania ha deciso il rinvio dell’apertura delle scuole in presenza a causa della pandemia.

Il ricorso, depositato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute, si affianca a quello già presentato dagli avvocati napoletani Giacomo Profeta e Luca Rubinacci. Ma è arrivata anche la risposta del governatore De Luca. Le misure previste dal decreto del Governo “sono inattuabili e del tutto virtuali, almeno nel territorio regionale della Campania”, tenuto conto che “vi è impossibilità di assicurare il contact tracing e insostenibilità dei carichi da parte delle Asl, attestata dai dirigenti scolastici e da tutti i direttori generali delle Asl campane”. E’ questa la posizione della Regione Campania, espressa nella memoria difensiva presentata al Tar Campania a sostegno dell’ordinanza numero 1 del 7 gennaio, adottata tenuto conto “dei dati più aggiornati della Cabina di regia nazionale, delle valutazioni dell’Unità di crisi regionale e della richiesta di presidi e sindaci che segnalano criticità non risolvibili a breve”, mentre le misure nazionali “non sono fondate sul parere tecnico-scientifico del Cts che non è stato convocato, contrariamente a quanto richiesto da tutte le Regioni per assumere decisioni consapevoli”.

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