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Il turismo trascina la ripartenza, ma mancano i lavoratori

Napoli tornano i turisti, con un boom di arrivi nel capoluogo campano che rinnova la speranza di una sana ripartenza dopo i due anni di stop dettati dall’emergenza pandemica. Numeri rincuoranti, che mal si sposano però con quelli relativi alle mancanze denunciante dal mondo dell’accoglienza e della ristorazione.

L’influenza del Reddito di Cittadinanza

“Tanti ex camerieri o lavoratori con voucher si sono spostati sul delivery”, segnalano le associazioni di categoria, o addirittura sull’edilizia. A influire sulla situazione, chiaramente, anche la consegna del reddito di cittadinanza, talvolta non troppo inferiore a quanto percepito in certi casi dagli stessi ex impiegati. Al netto dell’importante segnale sul fronte dei salari che ci manda questo mancato ritorno al lavoro nell’ambito dell’accoglienza, lo scenario che si prospetta è sicuramente drammatico.

I dati Confcommercio

Solo a #Napoli, secondo le stime, sono tra i 5 e i 6mila impiegati a mancare; tre volte tanti, se si estende la ricerca oltre i confini cittadini. Il dato fornito da Fipe Confcommercio Campania sui pubblici esercizi include tutti i lavoratori dei settori relativi alla ristorazione: baristi, pizzaioli, cuochi e camerieri. Discorso analogo quello fatto da Abbac, l’associazione di categoria di b&b e affittacamere: su circa 1000 associati partenopei, mancano 600 operatori; oltre 4mila nelle 8mila strutture della provincia. Le motivazioni dietro questo negativo denunciato dal settore dell’accoglienza e della ristorazione sono diverse.

La dismissione del Voucher

Il presidente di Abbac, Agostino Ingenito, ritiene siano da rintracciare nella dismissione del governo dei voucher: “Nel 2020 il governo lo eliminò, perché riteneva che ci fossero stati abusi nell’utilizzo del voucher. Resta il contratto a chiamata, che al datore di lavoro costa di più. Stiamo dialogando con le agenzie interinali per risolvere il problema”, ha aggiunto Ingenito, “ma i b&b raramente raggiungono i requisiti minimi di dipendenti per imbastire trattative”. “Tanti preferiscono il sussidio da 1000 euro senza lavorare, piuttosto che guadagnare la stessa identica cifra lavorando”, ha giustamente sottolineato Massimo Di Porzio, presidente di Fipe Campania. “Il nostro settore è rimasto fermo, col Covid. La soluzione potrebbe partire dalla possibilità, almeno per pochi mesi, di ricevere uno stipendio insieme al reddito, ma questa iniziativa dovrebbe partire dal governo”.

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