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Napoli, emergenza discriminazioni: giovane 19enne si toglie la vita

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“Non guardarmi, lesbica di m***ati spacco la faccia”. Queste le parole pronunciate con rabbia e odio contro due dottoresse da una persona che aveva fatto irruzione, l’altra sera, nella sede di Arcigay Napoli, dove le due erano al lavoro come volontarie. Oggi, una nuova tragedia colpisce la cittadinanza: una giovane 19enne si è tolta la vita: dopo il suo coming out era stata schiacciata da pressioni e discriminazioni.

Due eventi shockanti a breve distanza l’uno dall’altro

Era stata appena ieri la stessa Associazione nella cui sede si è verificata l’aggressione a denunciare il primo evento. L’uomo, dopo aver fatto irruzione sul posto durante un’apertura dedicata a salute e prevenzione, aveva preso a insultare con parole discriminatorie le due dottoresse che, in quel momento, erano in procinto di effettuare i test per l’HIV e la sifilide. L’uomo, invitato ad allontanarsi, si è ritirato solo mentre i presenti telefonavano al 112, ma non prima di aver minacciato ulteriormente le due donne.

Oggi, un nuovo episodio tragico. Una giovane di 19 anni si è tolta la vita nella sua abitazione, a Napoli. A comunicare questa notizia è, invece, il Gay Center di Roma, alla cui help line contro l’omotransfobia la giovane si era rivolta già due anni fa per raccontare le enormi difficoltà a cui era andata incontro dopo il suo coming out. Chiara, infatti, era transgender e, dopo aver deciso di esprimere la sua identità, era stata oggetto di violenze e bullismo, oltre che emarginata e tagliata fuori dalla società.

Le parole delle istituzioni e delle associazioni

Nella stessa giornata della denuncia dei fatti che si sono verificati presso la sede partenopea di Arcigay, l’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Napoli, Emanuela Ferrante, aveva già commentato l’accaduto, condannando l’aggressione con decisione e accogliendo la richiesta dell’Associazione di riattivare il tavolo interistituzionale tra Comune, Questura e associazioni per monitorare i crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Oggi, un’ulteriore presa di posizione da parte dell’assessore: “Ho già preso contatti con la Questura per garantire un pronto intervento più tempestivo per queste emergenze che, probabilmente, si verificheranno ancora”.

Un quadro cupo, quello dipinto dall’assessore Ferrante, dalle cui parole non traspare alcuna luce in fondo al tunnel. Ancora più tragico il discorso fatto dalla responsabile della Gay Help Line di Gay Center, Alessandra Rossi. “E’ fondamentale e urgente trovare soluzioni strutturali per fermare la violenza, formando personale educativo e socio-sanitario consapevole e pronto a sostenere lo sviluppo fisico, psicologico e sociale dei ragazzi lgbt+, come loro diritto”.

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