Il tribunale non fa sconti. Restano in carcere i quattro adolescenti accusati del tentato omicidio di Bruno Petrone, il diciottenne accoltellato durante una spedizione punitiva tra i baretti della movida napoletana. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in istituto minorile, parlando di un episodio di estrema gravità e di una violenza definita abnorme. I giudici hanno accolto la linea della Procura per i minori, che ha sottolineato il pericolo di recidiva e il clima da vero e proprio Far West che, secondo gli inquirenti, sta caratterizzando alcune zone della città.
Bruno Petrone accoltellato a Chiaia: il video
Al centro dell’inchiesta ci sono immagini chiare: tredici secondi ripresi da una telecamera di sicurezza in via Bisignano. Si vede il giovane calciatore colpito a freddo, prima con un pugno che lo stordisce, poi circondato e picchiato dal branco. Infine il fendente all’addome, sferrato da un quindicenne armato di coltello a farfalla. Attorno, il vuoto. Nessuno interviene. Intanto emerge un nuovo inquietante capitolo: un tentato incendio contro il portone della casa di uno degli indagati.
Un gesto che, secondo gli investigatori, sarebbe un regolamento di conti interno alla stessa comitiva, per zittire un testimone. A incastrare il presunto responsabile, un dettaglio: il giubbotto indossato, riconosciuto grazie alle immagini delle telecamere. I legali dei ragazzi avevano chiesto misure alternative, come il collocamento in comunità, ma il Riesame ha detto no. Per i giudici la condotta è efferata. E per i quattro giovani, almeno per ora, le porte del carcere restano chiuse.
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