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Sanremo, vince la noia. Ma non è la canzone della Mango

Sanremo vince noia canzone


Quando a Sanremo il momento più elettrizzante di una serata di circa cinque ore è regalato da un’ultracentenaria, è evidente che qualcosa nel Festival della Canzone non funziona. La prima serata della 76ª edizione del Festival di Sanremo finisce in archivio lasciando una sensazione diffusa: quella della noia. Trenta artisti in gara, una scaletta fitta e senza respiro, ma poche vere scintille capaci di rompere il ritmo prevedibile dell’Ariston.

Le aspettative, in realtà, erano già basse alla vigilia. L’impressione di un Festival privo di grandi guizzi circolava da settimane e la serata inaugurale non ha fatto molto per smentirla. Carlo Conti sceglie la linea della sottrazione, un Sanremo ordinato, pulito, quasi scolastico, che però paga il prezzo di una narrazione televisiva piatta. Si gestisce l’esistente, senza strappi né momenti realmente memorabili.

Standing ovation per Sal Da Vinci per un brano non fortissimo

Sul palco, poche sorprese. Raf e Tommaso Paradiso restano sottotono, Serena Brancale convince solo a metà, mentre Ditonellapiaga riesce almeno a dare un minimo di dinamismo alla gara. Standing ovation per Sal Da Vinci, accolta con affetto dal pubblico dell’Ariston, ma il brano non sembra destinato a lasciare un segno artistico duraturo.

La parola che domina social e commenti è una sola: “noia”. Un’etichetta diventata immediatamente slogan digitale, amplificata da una serata lunga oltre ogni misura. L’intervento della signora ultracentenaria ospite in platea, tra ricordi e convinzioni granitiche, diventa paradossalmente uno dei momenti più vivaci della serata, accompagnato da una reazione spontanea del pubblico: “Fino all’1.30? Voi siete matti”.

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Si inizia dal passato, il ricordo di Pippo Baudo

L’apertura affidata alla voce di Pippo Baudo, scelta simbolica voluta da Conti, ha richiamato la memoria storica del Festival, ma il richiamo alla tradizione non è bastato a dare ritmo a uno spettacolo rimasto sospeso tra nostalgia e routine televisiva.

Sanremo 2026 parte dunque senza scosse: tutto già visto, tutto già previsto. La sensazione condivisa è che il Festival abbia iniziato in salita. L’unica vera speranza, a questo punto, è semplice: da stasera può solo migliorare. O almeno, annoiare un po’ meno.

Sanremo, la gaffe in diretta: all’Ariston compare la scritta “Repupplica”


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