Fino al 31 maggio a Galleria Toledo c’è il “Cantiere Under 35” , progetto integrato dedicato ai nuovi talenti del teatro, a cura del Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, rassegna di quattro spettacoli, incontri e call aperte dedicata ai nuovi talenti del teatro, a cura di Giulia Renzi. A corredo gliincontri curati da Silvia Migliozzi.
Dopo la messinscena de “L’idiota: circo di voci per attore solo” da Dostoevskij di e con Valerio Pietrovita, prodotto da Galleria Toledo, da venerdì 15 a domenica 17 maggio “Maupin” di Isabella Covelli (spettacolo vincitore del 1° premio di produzione Scaramouche 2025 – ICRA Project). Dal 22 al 24 maggio “I topi. Non li possiamo nemmeno vedere” di Stefano Ghidetti con Eugenia Delbue. Chiude dal 29 al 31 maggio “Un giorno diverso” di Domenico De Meo.
Le parole della curatrice
“Bisogna concepire Cantiere Under 35”, spiega la curatrice Giulia Renzi, “come un movimento in tre parti: progettazione, procedura d’appalto, esecuzione dei lavori. Ognuna di queste ha il medesimo scopo: aprire, spalancare, fare spazio. Il Cantiere d’altronde funziona così, bisogna avere un territorio vuoto su cui costruire. Maggio diventa la forbice entro cui ragionare su forme e modalità della costruzione”.
“Il sistema teatrale come edificio in lavorazione, struttura aperta e plasmabile in cui è ancora possibile guardare attraverso. Le pareti del teatro diventano lo scheletro su cui proiettare l’immagine, ancora rarefatta, dell’edificio”. Gli incontri si terranno martedì 5, 12 e 19 maggio alle ore 18. Giovedì 7, 14 21 maggio Open Call per progetti finiti o in costruzione. “Non una call strutturata, ma uno spazio di attraversamento: nessun parametro, nessuna modalità d’accesso e senza vincoli di formato, con l’obiettivo di mettere in rete artisti e realtà teatrali”. Form per partecipare https://forms.gle/YR6MMC6QLTqSntMX7.
Questo weekend, Maupin
A Galleria Toledo da venerdì 15 maggio alle 19, sabato 16 maggio alle 20.30 e domenica 17 maggio alle 18 “Maupin”, regia, drammaturgia e costumi di Isabella Covelli. Spettacolo vincitore del 1° premio di produzione Scaramouche 2025 – ICRA Project MAUPIN, regia e drammaturgia di Isabella Covelli (finalista al bando Drammaturgia under 30 della Biennale di Venezia 2025), è uno spettacolo biografico sulla figura di Julie d’Aubigny (1670-1707), più famosamente conosciuta, appunto, come Mademoiselle La Maupin.
Questo personaggio storico realmente esistito è stata una delle prime spadaccine donne, una cantante lirica di grande successo, musa di compositori come LaGrange e Campra, un’avventuriera e un archetipo di emancipazione ante litteram nella Francia del XVII secolo. La sua vita sembra un romanzo di formazione sconcio, crudo e violento, ma dal quale emerge sempre la pura determinazione e la gioia di Julie di voler vivere la propria vita esattamente così come desidera. Julie d’Aubigny dovrebbe sedere al fianco di Don Giovanni e Casanova, come edonista, e di Rimbaud e del Marquis de Sade, come artista. Perché non è così? Julie è leggenda, ma è una leggenda dimenticata. Sul suo nome, i fatti si mescolano alle speculazioni fantasiose. Il Mito della Maupin ha cancellato l’identità personale di Julie d’Aubigny.
Lo spettacolo
Una pièce in cui parola, maschere, canto e sound s’intrecciano per restituire la complessità della vita di Julie d’Aubigny, anti-eroina di fine seicento francese
Lo spettacolo è firmato da Isabella Covelli, diplomata Fonact, finalista del bando Biennale College Drammaturgia 2025 e attualmente impegnata nel master di Drammaturgia e Sceneggiatura dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Il sound designer, Ciro Amitrano, mette in dialogo il repertorio barocco e la musica elettronica in un lavoro musicale inedito. In scena, Costanza Cutaia e Myriam Nissim, interpretano la doppia personalità della protagonista: la Persona e la Leggenda.
Attraverso l’ausilio di maschere alla moretta create ad hoc entrano in scena le figure cardine della vita di Julie d’Aubigny, detta M.lle Maupin.
Un’esistenza fuori dagli schemi: spadaccina, cantante, avventuriera e molto altro. Un archetipo femminile complesso dimenticato dalla storia.
Il mito
Le Sacre Puttane non intendono eliminare il Mito della Maupin con il loro spettacolo biografico, ricercando unicamente la verità storica; bensì desiderano esaltare La Leggenda affiancandola ad una figura più intima, quella di Julie che si spoglia del personaggio da lei stessa creato. In scena, infatti, il personaggio si sdoppia nelle due interpreti, Myriam e Costanza, e nei linguaggi utilizzati: la parola parlata e il canto lirico. La verità scenica di queste due facce della stessa medaglia è inoltre esaltata dall’uso di maschere alla veneziana che rappresentano i personaggi secondari, i quali, per quanto famosi (come ad esempio il Re Sole), non sono che marionette tra le mani di questa donna straordinaria.
Con questo spettacolo biografico le Sacre Puttane propongono un inno alla gioia queer nel quale rispecchiarsi, un dialogo tra linguaggio scenico contemporaneo e classico, una riscoperta in chiave moderna di un repertorio lirico barocco quasi sconosciuto, e di una figura storica che, allora come adesso, stupisce, fa riflettere e affascina.



























