Il mondo della cultura e dell’università dice addio a Lida Viganoni, già rettrice dell’Università L’Orientale di Napoli, scomparsa la scorsa notte all’età di 76 anni. Una figura di riferimento per l’accademia italiana e, in particolare, per il Mezzogiorno, dove è stata la prima donna a guidare un Ateneo.
La cerimonia funebre laica si terrà domani mercoledì 18 febbraio alle ore 11.30 presso Palazzo Du Mesnil, sede dell’Orientale in via Chiatamone 62, luogo simbolo del suo lungo e profondo legame con l’Ateneo.
Una carriera accademica di alto profilo
Docente ordinaria di Geografia dal 2000, Lida Viganoni ha ricoperto prima il ruolo di pro-rettrice vicaria (2002-2008) e poi quello di rettrice dal 2008 al 2014. Durante il suo mandato ha contribuito in maniera decisiva a ricompattare le diverse anime dell’Ateneo, rilanciandone il ruolo in anni complessi per l’università italiana, segnati da difficoltà economiche e limiti nel reclutamento.
Intensa e continua l’attività scientifica, testimoniata da circa 100 pubblicazioni, portata avanti anche negli anni Duemila nonostante gli impegni istituzionali.
Le riforme che hanno cambiato l’Orientale
Tra le scelte più significative del suo rettorato, la profonda ristrutturazione dell’assetto accademico: il superamento del modello basato su 4 Facoltà e 9 Dipartimenti e la rifondazione, tuttora in vigore, su 3 Dipartimenti integrati tra ricerca e didattica, affiancati dal Polo Didattico di Ateneo. Un passaggio che ha segnato in modo duraturo il volto dell’Orientale.
Cultura, riconoscimenti e memoria
L’impegno di Lida Viganoni non si è mai limitato alla gestione amministrativa. Centrale è stata la dimensione culturale, con iniziative come l’apertura del Museo Scerrato e l’organizzazione delle lauree honoris causa per Giorgio Napolitano (2009) e per il maestro Riccardo Muti (2013).
Professoressa emerita dell’Ateneo, nel 2013 è stata insignita del titolo di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana e, nel 2023, del Magistero geografico dall’Associazione dei Geografi Italiani. Con la sua scomparsa, Napoli e il mondo accademico perdono una guida autorevole e una intellettuale di straordinario spessore.
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