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Caso Domenico, l’inchiesta riparte dall’ipotesi di omicidio colposo

Domenico inchiesta omicidio colposo

Dopo la morte del piccolo Domenico, l’inchiesta sul trapianto di cuore rivelatosi fatale entra in una nuova e più delicata fase giudiziaria. La Procura di Napoli procede ora con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, mentre proseguono gli accertamenti sulle procedure seguite durante l’intervento e sul trasporto dell’organo.

Il procuratore aggiunto Antonio Ricci è arrivato all’ospedale Monaldi, dove nelle prossime ore saranno avviati gli ulteriori passaggi investigativi. Dopo l’autopsia sul corpo del bambino scatteranno gli avvisi di garanzia, atti dovuti a tutela degli indagati e necessari per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici irripetibili.

I box Paragonix non utilizzati al centro dell’inchiesta

Al centro dell’indagine ci sono gli eventi avvenuti in sala operatoria e la gestione dei dispositivi per il trasporto dell’organo. Secondo quanto emerso dall’audit interno, il cuore sarebbe stato trasferito a Napoli in un contenitore non di ultima generazione. Conservato con ghiaccio secco e consegnato ai medici del Monaldi a Bolzano sarebbe arrivato bruciato. L’azienda ospedaliera, tuttavia, disponeva già dal 2023 di tre box tecnologicamente avanzati Paragonix, dotati di controllo costante della temperatura e termometro esterno, dal costo di circa 7mila euro ciascuno, che non sarebbero stati utilizzati.

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Sei indagati tra Monaldi e ospedale di Bolzano

Gli indagati sono sei tra medici e infermieri coinvolti nelle fasi di espianto e trapianto, tra l’ospedale di Bolzano e quello napoletano. Alcuni professionisti avrebbero dichiarato di non essere stati informati della disponibilità dei nuovi dispositivi, mentre l’aggiornamento delle linee guida del 2025 ne raccomandava l’impiego. I vertici dell’azienda sanitaria avrebbero inoltre invitato il personale, tramite mail, a partecipare a corsi di formazione mai effettuati.

I NAS acquisiscono documenti e mail interne

I carabinieri del NAS, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Ricci, acquisiranno tutta la documentazione relativa all’acquisto dei contenitori. Controlli anche sulle comunicazioni interne e ai percorsi formativi previsti, nel tentativo di chiarire eventuali responsabilità e ricostruire l’intera catena decisionale.

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