Sembra ormai senza controllo, la piaga delle armi bianche fra i giovani a Napoli. L’ultimo episodio di “giustizia fai da te” risale a giovedì sera. La vittima, un 33enne, avrebbe derubato una ragazzina del cellulare; di lì a poco, un gruppo di altri adolescenti lo avrebbe raggiunto e aggredito, punendolo per il furto con botte e fendenti. Una “giustizia fai da te” pensata male e realizzata peggio, che riflette un profondo vuoto di fiducia da parte delle nuove generazioni nelle istituzioni e nella giustizia, ma anche una grave dissociazione rispetto alle conseguenze delle proprie azioni violente.
A peggiorare la situazione, l’apparente facilità con cui è possibile accedere a lame e coltelli, che oggigiorno rappresentano lo strumento più diffuso fra i giovani per farsi grandi e garantirsi in autonomia una sicurezza quanto mai evanescente. Mentre si discute a livello nazionale di come reprimere e punire questi episodi, si cerca intanto di contrastarli dal basso, partendo dalle scuole, con formazione e informazione. Tornano, intanto, anche i metal detector nelle aule: una misura che, però, conserva alcuni seri limiti.
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