Consapevolezza alimentare, non allarmismo
Negli ultimi giorni è tornata d’attualità in Italia una classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) secondo cui il prosciutto cotto rientra tra le carni lavorate considerate cancerogene per l’uomo. Sebbene non si tratti di una novità scientifica — la decisione risale al 2015 — molte persone stanno chiedendo cosa significhi e quali precauzioni adottare nella dieta quotidiana.
Oms e classificazione IARC: il prosciutto cotto nel Gruppo 1
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), parte dell’Oms, include il prosciutto cotto e altri salumi e carni lavorate nella Categoria Group 1: cancerogeni per l’uomo. Questa categoria indica che esistono prove scientifiche sufficienti che il consumo di questi alimenti è associato a un aumento del rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore, in particolare cancro del colon-retto.
Vale la pena sottolineare che la classificazione non implica che il prosciutto cotto sia “uguale pericoloso” del fumo di sigaretta o dell’amianto: piuttosto, indica che esiste un legame osservabile tra il consumo regolare e il rischio di tumore in studi epidemiologici.
Perché il prosciutto cotto è considerato rischioso e cancerogeno
Le carni lavorate comprendono prodotti come prosciutto cotto, bacon, salami, salsicce e altri insaccati. Questi alimenti subiscono processi di salatura, stagionatura, fermentazione o l’aggiunta di conservanti (come nitriti e nitrati) che:
- possono portare alla formazione di composti N-nitroso potenzialmente cancerogeni durante la digestione;
- sono associati a un aumento statisticamente significativo del rischio di tumore del colon-retto e di altri tipi di cancro.
Studi epidemiologici mostrano che un consumo regolare (es. 50 g al giorno) di carne lavorata è associato a un’incidenza maggiore di tumore del colon-retto rispetto all’assenza di consumo.
Quanto è alto il rischio?
È importante interpretare la classificazione con prudenza:
- Il Gruppo 1 della IARC indica evidenza sufficiente di cancerogenicità, non una misura quantitativa del rischio.
- Secondo alcune analisi, consumare quantità elevate di carni lavorate può aumentare il rischio relativo di tumore del colon-retto di circa il 16-18% rispetto a chi non ne consuma.
- Il rischio individuale dipende da molti fattori (genetica, stile di vita, dieta complessiva), e non solo dal consumo di salumi.
Cosa dicono gli esperti nutrizionisti
Organizzazioni sanitarie e oncologiche raccomandano di limitare fortemente il consumo di carni lavorate e, se possibile, di evitarle per ridurre al minimo l’esposizione a fattori associati al rischio di tumore. Alcuni consigli utili includono:
- Scegliere carni fresche o alternative proteiche (pesce, legumi, pollame) più spesso rispetto ai salumi;
- Eliminare o ridurre la frequenza del consumo di prosciutto cotto, salsicce, bacon e prodotti affini;
- Inserire nella dieta abbondanti fibre, verdure e frutta, che sono associate a un minor rischio di cancro dell’apparato digerente.
Conclusione: consapevolezza alimentare, non allarmismo
La notizia della classificazione dell’Oms sul prosciutto cotto come cancerogeno per l’uomo ha suscitato discussioni e preoccupazioni. Tuttavia, la chiave non è eliminare completamente certi alimenti, bensì adottare una dieta equilibrata e variata, con un consumo moderato di salumi e carni lavorate, nell’ambito di uno stile di vita sano.
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