Molti cittadini lo hanno già scoperto tramite una mail o una notifica: lo SPID non sarà più gratuito per la maggior parte degli utenti. Anche Poste Italiane, che gestisce circa 24 milioni di identità digitali, introdurrà un canone annuo di 6 euro, applicato dal secondo anno di attivazione. Per chi possiede lo SPID da tempo, la scadenza varierà in base alla data di attivazione. Dopo quasi dieci anni di gratuità, lo strumento nato per favorire la digitalizzazione degli italiani cambia volto, trasformandosi di fatto in un servizio a pagamento, seppur a costo contenuto. Una scelta che si inserisce nel solco dell’indirizzo del governo Meloni, orientato a privilegiare la Carta d’Identità Elettronica (CIE) rispetto allo SPID, considerata più sicura e destinata a diventare obbligatoria in futuro.
Chi paga e chi è esentato
Non tutti dovranno sostenere il costo: sono esentati gli over 75, i minorenni, i residenti all’estero e gli utenti con SPID a uso professionale. Il caso Poste ha fatto più rumore per l’ampiezza della platea coinvolta, ma non è isolato. Già da tempo altri provider hanno introdotto tariffe: Aruba, Infocert e TeamSystem applicano costi annui variabili tra i 5 e i 7 euro. Alcuni operatori mantengono lo SPID gratuito solo a determinate condizioni di attivazione.
Perché lo SPID diventa a pagamento
Le aziende giustificano la scelta con la necessità di coprire i costi del servizio, in attesa dei 42 milioni di euro promessi dal governo come contributo ai fornitori. Fondi ritenuti insufficienti, soprattutto da Poste, che stima ricavi fino a 90 milioni di euro annui dalla nuova tariffazione.
La CIE come alternativa gratuita
Per gli utenti esiste già un’alternativa senza costi: la Carta d’Identità Elettronica, più sicura perché garantisce un livello di autenticazione più elevato rispetto allo SPID tradizionale. La CIE utilizza tecnologia NFC, simile a quella dei pagamenti contactless, ed è già diffusa tra molti cittadini.
Cosa succede se non si paga
In caso di mancato pagamento, lo SPID resterà attivo ma inutilizzabile per 24 mesi dall’ultimo accesso. Per riattivarlo basterà saldare l’importo dovuto. Più complessa, invece, la procedura di recesso, che richiede l’invio di un modulo via mail.
Il futuro dell’identità digitale
Il governo punta a rafforzare l’uso della CIE anche attraverso gli investimenti del PNRR, che ha stanziato 285 milioni di euro per le piattaforme di identità digitale. Nei prossimi mesi è prevista una campagna informativa nazionale per spiegare ai cittadini i vantaggi della Carta d’Identità Elettronica e favorirne l’adozione.



























