Una chiesa gremita, il silenzio interrotto solo dal pianto e dalle parole dell’omelia. Alle 16:40 don Federico Saporito prende la parola e dà inizio alla cerimonia funebre di Jlenia, la giovane scomparsa tragicamente e prematuramente, lasciando una comunità intera attonita e senza risposte.
L’omelia di don Federico Saporito
“Carissime sorelle e carissimi fratelli, siamo riuniti nella preghiera per esprimere il nostro dolore e il nostro affetto alla cara Jlenia”. Così si apre l’omelia del sacerdote, che invita i presenti ad attraversare il dolore senza negarlo. “Non possiamo parlare di speranza senza attraversare la tristezza – sottolinea – e non possiamo fermare i nostri sentimenti nel buio dell’ignoto”.
Don Saporito evidenzia come la morte, quando colpisce una ragazza piena di vita, appaia ancora più fredda e spietata. Un passaggio che scuote profondamente i fedeli, molti dei quali faticano a trattenere le lacrime.
Il richiamo alla responsabilità degli adulti
Nel cuore dell’omelia arriva l’invito alla riflessione: “Abbiamo a che fare con dei giovani. Una vita che si spezza così non ci permette nemmeno di immaginare il cammino che avrebbe potuto fare”. Parole che aprono una domanda scomoda ma necessaria sul ruolo degli adulti, della comunità e della Chiesa di fronte a tragedie simili. Tragedie consumate nelle periferie delle città, in luoghi dove spesso la legalità non è principio di vita per tutti mentre le violenza è il linguaggio più comune.
L’ultimo saluto
Il congedo è carico di amarezza e impotenza: “Vorrei che non succedessero più cose del genere e che non fossimo di nuovo qui a celebrare i funerali di un giovane morto così tragicamente”. Al termine della cerimonia, la folla lascia lentamente la parrocchia. Pochi istanti dopo, il fumo rosa e bianco avvolge la bara bianca, accompagnando Jlenia nel suo ultimo viaggio.
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