La telefonata dall’Ospedale Monaldi è arrivata poco dopo le 20.30. Mamma Patrizia, al termine di un’altra giornata ad altissima tensione, era pronta a intervenire in diretta televisiva sugli schermi di Rete4 quando i vertici del presidio ospedaliero napoletano le hanno chiesto di raggiungerli immediatamente. Durante l’incontro le è stata comunicata una possibile svolta: la disponibilità di un nuovo cuore per il bimbo di due anni e mezzo che, dal 23 dicembre scorso, lotta per la vita dopo un trapianto rivelatosi gravemente danneggiato, quasi certamente a causa del contatto con ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano.
Una notizia annunciata con poche parole al suo legale, Francesco Petruzzi: «Avvocato, ci sono buone notizie». Poi, però, è iniziata una lunga attesa, protrattasi fino a mezzanotte. La procedura avviata è complessa e si concluderà soltanto nella giornata di oggi: l’organo è infatti risultato compatibile anche per altri tre centri in lista d’attesa che ne avevano fatto richiesta. Sarà necessaria una decisione difficile, vincolata a protocolli estremamente rigidi, anche perché il donatore ha un gruppo sanguigno diverso e il cuore non è pienamente compatibile. In queste ore di apprensione, mamma Patrizia è rimasta in contatto anche con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La situazione clinica e l’Ecmo
Dal giorno dell’intervento, il bambino è tenuto in vita dall’Ecmo, il macchinario che sostituisce temporaneamente le funzioni cardiache e polmonari, ma che può comportare rischi anche per altri organi. Per l’Heart Team del Monaldi, il piccolo resta comunque operabile.
Nel bollettino diffuso ieri alle 15.30, l’ospedale ha confermato che «la situazione complessiva non presenta variazioni significative rispetto a quanto comunicato in precedenza. Le condizioni cliniche restano stabili, in un quadro di grave criticità, e il bambino continua a essere ricoverato in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche. Il paziente permane in lista trapianto fino a nuova valutazione».
Di diverso avviso, invece, erano stati gli specialisti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma che, chiamati a fornire una “second opinion”, avevano espresso dubbi sulla trapiantabilità del «piccolo guerriero», come lo definisce con emozione mamma Patrizia.
L’Heart Team nazionale e l’appello
Proprio per questo, per oggi era stata convocata a Napoli una riunione dell’Heart Team nazionale con la partecipazione di esperti di altri cinque grandi ospedali italiani, tra cui l’azienda ospedaliera dell’Università di Padova, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’ospedale Regina Margherita. Ma gli eventi hanno subito un’accelerazione improvvisa, rimettendo tutto in discussione dopo giorni di appelli accorati lanciati dalla madre per trovare un nuovo cuore.
Patrizia si era rivolta anche a Papa Leone e, rispondendo alla premier Meloni e al presidente della Regione Campania che l’avevano contattata per esprimere solidarietà e vicinanza, aveva ribadito: «La mia priorità è aiutarmi a trovare una soluzione per mio figlio, ci credo e ci spero».
Il piccolo guerriero e l’attesa
Il bambino è ricoverato al terzo piano del Monaldi, nel reparto di Cardiochirurgia pediatrica. Il suo lettino si trova in un box sterile, circondato dagli orsacchiotti di peluche regalati dalla madre, l’ultimo proprio sabato scorso, nel giorno di San Valentino.
Il «piccolo guerriero», adagiato nella culla in un corridoio decorato con palloncini rossi a forma di cuore, aspetta. E con lui un intero Paese, che da giorni segue questa drammatica vicenda con il fiato sospeso.
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