«Se questa misura riuscisse a scoraggiare anche un solo alunno dal portare un coltello in tasca, allora varrebbe la pena adottarla». Così Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’istituto Marie Curie di Ponticelli, a Napoli, commenta la proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di introdurre l’utilizzo dei metal detector per i controlli all’ingresso delle scuole.
Dopo la morte dello studente a La Spezia il tema è di nuovo attuale
Un’ipotesi tornata al centro del dibattito nazionale dopo la morte di uno studente di 18 anni avvenuta nei giorni scorsi a La Spezia. «È triste dover arrivare a provvedimenti di questo tipo dopo un epilogo così drammatico, con un morto a terra. Proprio per questo oggi sono ancora più necessari», sottolinea la preside.
L’istituto Marie Curie è stato il primo, due anni fa, a sperimentare controlli con metal detector, al termine di un confronto con il prefetto di Napoli Michele di Bari. Un’esperienza che, secondo Pirone, ha dato risultati concreti. «Dopo aver parlato con gli studenti avevamo compreso la portata di un fenomeno dai contorni preoccupanti. L’azione della scuola, da sola, non bastava: era indispensabile il supporto delle forze dell’ordine».
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