La prima delibera approvata dalla giunta regionale guidata da Roberto Fico segna una scelta politica chiara: un disegno di legge sul salario minimo orario fissato a 9 euro lordi. Un provvedimento che si inserisce nel solco delle iniziative già avviate da altre regioni e che prova a colmare il vuoto lasciato dall’assenza di una normativa nazionale strutturata.
Non si tratta di una misura automatica o simbolica. Il testo, come sottolineato dallo stesso ufficio stampa della Regione, introduce criteri concreti che incidono direttamente sulle procedure di gara pubbliche.
Come funziona la delibera
Il disegno di legge prevede che, in tutte le gare bandite dalla Regione Campania, dalle ASL, dagli enti strumentali e dalle società controllate, venga attribuito un punteggio premiale agli operatori economici che si impegnano a garantire una retribuzione minima oraria non inferiore a 9 euro lordi.
Si tratta della soglia indicata dall’Istat come limite tra lavoro dignitoso e povertà lavorativa. Il meccanismo è progressivo: più alta è la retribuzione offerta, maggiore sarà il punteggio assegnato. È previsto inoltre un sistema di aggiornamento annuale dell’importo minimo, per adeguarlo all’andamento economico.
Un segnale politico nel vuoto normativo nazionale
La delibera campana arriva dopo lo stop al salario minimo a livello nazionale. Nel settembre scorso, infatti, il Senato ha approvato una delega che ha ridimensionato il testo originario, limitandosi a garantire “trattamenti retributivi giusti ed equi” senza fissare una soglia minima vincolante.
L’iniziativa di Fico segue l’esempio della Regione Puglia, che nel novembre 2024 ha approvato una legge analoga. Una norma poi rafforzata dalla sentenza n.188 del 16 dicembre 2025 della Corte Costituzionale, che ha respinto il ricorso del governo, dichiarando inammissibili le questioni di legittimità.
Ora la parola passa al Consiglio regionale della Campania, chiamato a esaminare e approvare definitivamente il disegno di legge.
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