Se si paragona i trapianti su piccoli pazienti tra il Monaldi e il Bambin Gesù di Roma si comprende la differenza. A Napoli 20 trapianti in 14 anni a Roma 15 trapianti in 2 anni.
Emergono dati significativi sull’attività del centro di cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale Monaldi di Napoli, guidato dal primario Guido Oppido, sospeso dalle attività assistenziali e attualmente al centro di indagini della Procura partenopea dopo la tragica vicenda del piccolo Domenico Caliendo.
Secondo i numeri relativi agli ultimi anni, il team avrebbe eseguito un numero molto limitato di trapianti cardiaci pediatrici. Dal 2015, anno dell’arrivo di Oppido al Monaldi in comando da Bologna, la media risulta pari a circa un trapianto di cuore all’anno. Complessivamente, dal 2011 al 2025, gli interventi registrati sono stati 20, incluso quello sul piccolo Domenico, di cui otto su pazienti con meno di dieci anni.
Il confronto con altri centri pediatrici
Numeri contenuti anche considerando la rarità dei trapianti pediatrici rispetto a quelli sugli adulti. Tuttavia, il confronto con altre strutture nazionali evidenzia differenze significative: l’ospedale Bambino Gesù di Roma, ad esempio, ha effettuato 15 trapianti in due anni, nove nel 2025 e sei nel 2024.
La sospensione del 2017 e le criticità organizzative
Già nel 2017 l’attività del Centro trapianti pediatrici del Monaldi era stata sospesa dopo le verifiche del Centro Nazionale Trapianti, che aveva imposto una serie di prescrizioni prima della ripresa delle attività. Le criticità riguardavano aspetti strutturali, strumentali e organizzativi, in un contesto segnato da tensioni interne e proteste da parte delle famiglie dei piccoli pazienti.
In quegli anni l’organizzazione del reparto risultava divisa tra diverse competenze: Oppido seguiva i pazienti da 0 a 10 anni, mentre un’altra unità si occupava degli adolescenti, successivamente riassorbita nel percorso trapianti per adulti.
La ripresa delle attività e i dati recenti
Dopo la riattivazione del programma nel 2019, i trapianti pediatrici eseguiti sono rimasti pochi: uno nel 2021 su un bambino di meno di un anno e quello del 2025 relativo al caso Caliendo. Parallelamente, il primario ha effettuato quasi mille interventi di cardiochirurgia di media e alta complessità.
Secondo quanto emerso anche dagli audit interni successivi al trapianto fallito della vigilia di Natale, le criticità riguarderebbero soprattutto l’organizzazione del team e la necessità di standard procedurali più consolidati. La gestione dei trapianti richiede infatti una struttura altamente coordinata, routine operative stabili e un continuo trasferimento di competenze tra chirurghi esperti e nuove generazioni, elementi considerati fondamentali per garantire sicurezza e qualità assistenziale.
Potrebbe anche interessarti: Le chat tra sanitari – IN VIDEO – nell’inchiesta sul piccolo Domenico




























