La presidente della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti), Elena Bignami, interviene sulla vicenda del piccolo Domenico, il bambino di Napoli sottoposto a trapianto di cuore deteriorato.
“Alla luce di un dibattito pubblico spesso confuso, con termini usati in modo impreciso o errato, è nostro dovere fare ogni sforzo perché non si spezzi la catena di fiducia e solidarietà alla base del Servizio sanitario nazionale e della straordinaria impresa clinica e sociale costituita dai trapianti”, ha dichiarato.
Che cos’è l’Ecmo e quando si sospende
La Siaarti spiega che l’Ecmo è una macchina che svolge temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni, e non rappresenta una cura vera e propria. Quando questo supporto non porta più a miglioramenti, continuarlo può solo prolungare la sofferenza del paziente. In questi casi, la legge italiana (Legge 219/2017) consente la sospensione del trattamento. Bignami chiarisce: “La morte non è causata dalla sospensione della macchina ma dalla malattia. La macchina non stava guarendo il bambino, stava mantenendo le sue funzioni vitali in attesa di una guarigione che non era più possibile”.
Sospendere le cure non significa abbandonare
Alberto Giannini, responsabile del comitato etico della Siaarti, sottolinea che interrompere un trattamento di supporto vitale non equivale ad abbandonare il paziente. “Significa ridefinire l’obiettivo delle cure: garantire che la persona non soffra e venga assistita con rispetto e dignità”.
Cure palliative: integrazione precoce e necessaria
La Siaarti evidenzia un fraintendimento comune: le cure palliative non sono un’alternativa alle cure ‘vere’, ma una loro integrazione. Queste terapie garantiscono che il paziente non soffra né fisicamente né psicologicamente durante tutto il percorso della malattia. Bignami conclude: “Serve un cambiamento culturale che porti a integrarle in tutte le attività di assistenza, nel modo più tempestivo e precoce possibile”.
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