Nuovi elementi emergono nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. Al centro dell’attenzione ci sono ora alcune chat tra operatori sanitari, finite agli atti dell’indagine della Procura partenopea, che documentano in tempo reale quanto stava accadendo in sala operatoria durante l’intervento.
C’era molta tensione in sala operatoria
I messaggi, scambiati tra membri del personale sanitario mentre il bambino era sotto i ferri, restituiscono un clima di forte tensione e preoccupazione. Nelle conversazioni si fa riferimento al cuore arrivato congelato a causa del contatto con ghiaccio secco e ai tentativi prolungati di scongelarlo prima dell’impianto. In uno dei passaggi si parla di oltre un’ora necessaria soltanto per estrarre l’organo dal contenitore, mentre la situazione viene descritta come “un caos”.
Le chat raccontano i momenti concitati dell’operazione: i tentativi di recuperare l’organo, le manovre chirurgiche avviate nonostante le difficoltà e l’incertezza sull’esito dell’intervento. Frasi brevi, scritte mentre l’équipe lavorava, restituiscono la pressione vissuta in sala operatoria in quelle ore decisive.
“Il cuore era nel ghiaccio secco”
Secondo quanto emerge, a scambiarsi i messaggi sarebbero state due colleghe della sala operatoria, una appena uscita dal turno e l’altra pronta a seguire l’intervento. «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco, si è congelato… siamo da tre ore per cercare di togliere il ghiaccio», si legge in uno dei passaggi. In un altro messaggio viene riferito che sarebbe servita acqua calda per liberare l’organo dal contenitore.
Le conversazioni sono ora al vaglio degli inquirenti nell’ambito dell’indagine che vede sette medici indagati con l’ipotesi di omicidio colposo in concorso. Gli accertamenti tecnici dovranno chiarire se le condizioni del cuore abbiano inciso sull’esito del trapianto e se vi siano state responsabilità nella gestione dell’intervento.
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