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Caso Domenico, il dottor Oppido: “Sono io la vittima”

dottor Oppido Sono vittima

La troupe della trasmissione di Massimo Giletti ha atteso il rientro a casa del dottor Oppido per chiedergli cosa fosse accaduto il 23 dicembre al Monaldi. Il medico, accortosi della telecamera, prova inizialmente a coprirla con la mano e si allontana per le scale. Poi, all’ingresso dell’abitazione, si ferma e si sfoga con l’inviato.

“Io sono la vittima, mi state rovinando la vita. La colpa è vostra giornalisti. Chiedete ai giudici cosa è successo. Cosa potevo sapere del ghiaccio secco? L’errore l’hanno fatto altri, non io”, dice.

Dallo studio del suo avvocato Patrizia scuote il capo

“Scusami Massimo (si rivolge a Giletti) qui l’unica vittima è Domenico”. In studio partono gli applausi. La donna continua: “Io il professor Oppido non l’ho più visto dal giorno dell’operazione fino a metà febbraio. Sparito”.

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A Bolzano la prima ricostruzione dei fatti

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, la catena degli eventi inizia il 23 dicembre 2025, quando l’équipe di Napoli si reca a Innsbruck per il prelievo dell’organo. In quella fase sarebbe stato richiesto del ghiaccio per la conservazione. Non è ancora chiaro a chi sia stata fatta la richiesta, ma sarebbe stato consegnato ghiaccio secco. Chi lo ha utilizzato, secondo la ricostruzione, non avrebbe compreso il rischio legato alla conservazione dell’organo, collocandolo in un contenitore da trasporto.

L’arrivo del cuore a Napoli

Il cuore arriva a Napoli alle 13.55. Alle 14.18 viene completato il clampaggio aortico sul piccolo paziente. Alle 14.22 l’équipe giunge al Monaldi con l’organo. Intorno alle 14.30, dopo l’espianto del cuore malato, ci si accorge che l’organo donato presenta criticità legate al congelamento. L’intervento prosegue per circa tre ore nel tentativo di far ripartire il cuore, ma senza esito. Viene quindi attivata l’ECMO.

Il ruolo dell’inchiesta giornalistica

Il 6 febbraio, il giornalista de Il Mattino Giuseppe Crimaldi si reca al Monaldi e informa il professor Oppido dell’imminente pubblicazione dell’articolo. Secondo quanto ricostruito nella trasmissione “Lo Stato delle Cose”, da quel momento all’interno del reparto si avvia una riflessione sulle possibili conseguenze della vicenda. Fino a quel momento, secondo quanto riferito, la famiglia del piccolo Domenico non avrebbe conosciuto nel dettaglio quanto accaduto in sala operatoria.

Il dolore del padre

A parlare è anche il padre di Domenico, Antonio Caliendo. “Il giorno prima dell’intervento avevo una brutta sensazione, volevo portarlo a casa. Agli altri miei figli non ho detto nulla, non ho avuto il coraggio. La forza di andare avanti me la dà Domenico e gli altri bambini che ho a casa. Vorrei solo dirgli che mi mancherà”.

https://www.sicomunicazione.it/caso-domenico-il-dottor-oppido-sono-io-la-vittima/

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