Il caso del piccolo Domenico riapre il dibattito sull’organizzazione dei centri trapianto in Italia e sul livello di attività delle strutture autorizzate. In un’intervista rilasciata a la Repubblica, il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Giuseppe Feltrin, richiama il quadro normativo che regola il sistema.
“Dal 1999 la normativa su questo punto è molto chiara. La legge che ha istituito il Cnt assegna alle Regioni la competenza dell’autorizzazione dei centri. L’Accordo Stato-Regioni del 2018 stabilisce che il rilascio e il rinnovo dell’autorizzazione sono disposti dalla Regione”, spiega Feltrin, sottolineando come il sistema sanitario italiano sia strutturato su base regionale anche nella rete trapiantologica.
Task force dopo il caso Monaldi
Dopo quanto accaduto al Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Monaldi, il Centro nazionale trapianti ha attivato una task force per rafforzare le procedure operative. Tra i punti affrontati nelle ultime riunioni ci sono l’uniformazione dei modelli di trasporto degli organi adottati nelle diverse regioni e la definizione di una dotazione minima obbligatoria di materiali per le équipe impegnate nei prelievi.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’équipe del Monaldi partita per il prelievo del cuore a Bolzano avrebbe utilizzato un contenitore di vecchio tipo e richiesto in loco strumenti chirurgici e materiale per il trasporto non disponibili al momento della partenza.
“La rete trapianti resta solida”
Feltrin parla apertamente di una “ferita profonda” per tutto il sistema: “La tragedia del piccolo Domenico ha segnato tutta la nostra comunità scientifica”. E aggiunge che la richiesta di verità avanzata dalla famiglia Caliendo coincide con quella delle istituzioni sanitarie impegnate a chiarire ogni responsabilità.
Il direttore del Cnt ha inoltre ringraziato pubblicamente i genitori del bambino per aver continuato a sostenere il valore della donazione degli organi nonostante il dolore vissuto.




























