È una confessione che cambia il quadro dell’inchiesta sull’omicidio di Fabio Ascione, avvenuto a Ponticelli.
«Il colpo è partito per errore, non volevo uccidere il mio amico».
A parlare è Francescopio Autiero, 23 anni, accusato della morte del giovane. Dopo quasi una settimana di fuga, si è consegnato ai carabinieri la notte prima dei funerali e questa mattina è comparso davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo. Autiero ha scelto di non rispondere alle domande, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee: «Non so come sia potuto succedere. Volevo bene a Fabio, sono distrutto». Al termine della camera di consiglio, il gip ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. I legali del 23enne hanno già annunciato ricorso al tribunale del Riesame.
Il quadro diventa più chiaro
Intanto emerge il quadro di quella notte di sangue, avvenuta all’alba di martedì santo in viale Carlo Miranda. Coinvolto anche un minorenne, già ascoltato nei giorni scorsi, che ha ammesso le proprie responsabilità per porto e detenzione di armi. Secondo gli inquirenti, il ragazzo guidava lo scooter su cui viaggiava Autiero poco prima della sparatoria, avvenuta nei pressi di un bar della zona durante un conflitto a fuoco con un gruppo rivale. Le indagini proseguono per chiarire tutti i dettagli e i possibili legami tra i giovani coinvolti e la criminalità organizzata locale.
Potrebbe anche interessarti: Funerali in chiesa per Fabio Ascione, ma senza corteo



























