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Bimba muore dopo trapianto al Monaldi. Borrelli solleva nuovo caso

Bimba muore trapianto monaldi

La vicenda della piccola paziente al Monaldi

Dopo la morte della piccola, una madre ha raccontato al deputato Francesco Emilio Borrelli la vicenda della figlia, sollevando dubbi sulla gestione del reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi. La donna ha affidato il caso all’avvocato Francesco Petruzzi per ottenere le cartelle cliniche ed eventualmente presentare denuncia contro l’ospedale.

La bambina, a quattro mesi di vita, aveva un cuore gravemente ingrossato e affaticato. La famiglia si era rivolta al Monaldi, centro per trapianti pediatrici, ma già durante il primo ricovero la donna percepì un atteggiamento distante e scarsamente umano del primario Oppido. La madre parla di un clima di tensione nel reparto, confermato da infermiere e altre madri in corsia. Il padre della bambina non avrebbe mai ottenuto il permesso di restare stabilmente in reparto durante i ricoveri.

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Il trapianto e le condizioni successive

Nell’agosto 2021, dopo oltre cinque mesi di ricovero, la bambina fu sottoposta a trapianto di cuore. La madre afferma che il cuore era conservato in un frigo non conforme alle norme, come accaduto anche per un altro piccolo paziente, Domenico. L’intervento fu tecnicamente riuscito, ma dopo l’operazione il primario Oppido non si sarebbe più fatto vedere né sentire.

Nei mesi seguenti la bambina fu più volte ricoverata per terapie e problemi di salute legati al trapianto. Anche in queste occasioni al padre fu impedito di accedere al reparto. Nel febbraio 2023 le condizioni della bambina peggiorarono: dormiva quasi sempre e aveva smesso di urinare. La madre segnala ripetutamente la situazione, ma secondo la famiglia nessuno intervenne tempestivamente.

La situazione peggiorò con una grave crisi epilettica che portò la bambina a entrare in coma per 46 giorni, fino al decesso nel marzo 2023. I genitori denunciano una grave mancanza di umanità e un clima di terrore nel reparto, percepito anche dagli operatori sanitari e altre famiglie.

Segnalazioni interne e richieste di chiarimenti

Dopo la morte del piccolo Domenico, sono emerse lettere di responsabili, infermieri e medici che denunciano lo stesso clima di tensione. Tra queste, una lettera del dottor Francesco Farinaceo, coordinatore f.f. della sala operatoria di cardiochirurgia pediatrica, parla della volontà di “allontanamento di massa” dall’equipe per tutelare salute mentale, dignità, professionalità e benessere dei pazienti. È richiesta alla direzione dell’ospedale la creazione di un ambiente sereno per garantire la qualità delle cure.

Il deputato Francesco Emilio Borrelli ha commentato: “Dopo il caso del piccolo Domenico stanno emergendo da più parti accuse molto pesanti nei confronti del dottor Oppido, che sembrano riproporre le stesse criticità: atteggiamenti inadeguati, scarsa comunicazione con famiglie e sanitari, e un clima che non favorisce la serenità dei pazienti né il lavoro degli operatori. Sono emersi atti interni con segnalazioni di un clima difficile e pressioni incompatibili con una gestione ottimale del reparto. Se queste criticità erano note, perché non si è intervenuti prima? È necessario fare piena luce, verificare ogni responsabilità e chiarire se ci siano state omissioni o errori. Con la vita dei bambini non si gioca.”

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