Dopo giorni di silenzio e paura, due testimoni hanno deciso di parlare con i carabinieri, rompendo il muro di omertà che aveva rallentato le indagini. Una svolta importante per fare luce sull’omicidio di Fabio Ascione ucciso a Ponticelli la notte del 7 aprile. Scattano così due fermi: in carcere il 23enne, ritenuto lo sparatore, e un minorenne che guidava lo scooter usato per la fuga. Al Parco Topolino, a Ponticelli, si incrociano per l’ultima volta i destini di Autiero e del ventenne Fabio Ascione.
Le telecamere hanno ripreso i due indagati
Le immagini di una telecamera li riprendono all’esterno del bar pochi minuti prima della tragedia. Poco dopo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 23enne – ancora armato dopo un precedente conflitto a fuoco tra gruppi rivali – avrebbe iniziato a raccontare quanto accaduto, agitandosi e maneggiando la pistola.
È in quel momento che parte un colpo, esploso per errore, che colpisce al petto Fabio Ascione, completamente estraneo ai fatti. Subito dopo lo sparo, Autiero fugge: si allontana a bordo di un’auto e sparisce per giorni, protetto da un clima di omertà e, secondo gli investigatori, anche da legami familiari con ambienti della camorra locale. Il telefono risulta spento già dalla mattina del delitto.
Cade il muro dell’omertà
La svolta arriva quando due testimoni decidono di parlare, rompendo il silenzio. Le loro dichiarazioni, insieme alle immagini di videosorveglianza e alle intercettazioni, consentono di ricostruire quanto accaduto. Resta ora da chiarire ogni dettaglio, mentre nella zona persiste un forte clima di paura per possibili ritorsioni contro chi ha collaborato con la giustizia.
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