Le indagini hanno ormai preso una direzione precisa. Gli investigatori ritengono di aver identificato gli autori del violento pestaggio avvenuto sabato sera in Largo Giusso, nei pressi della sede dell’Università Orientale. I volti dei presunti aggressori sarebbero già stati individuati e, insieme alle loro generalità, confluiranno in un’informativa destinata alla Procura di Napoli e alla Procura per i Minorenni.
Al centro dell’inchiesta c’è il brutale assalto ai danni di tre giovani studenti napoletani, aggrediti senza alcuna apparente ragione e finiti in ospedale, dove sono stati sottoposti a interventi chirurgici per le lesioni riportate. Un episodio che ha suscitato forte indignazione e sul quale gli investigatori hanno lavorato senza sosta.
In questi giorni sono stati ascoltati diversi testimoni, in particolare commercianti della zona del centro storico, mentre le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza sono state acquisite e analizzate. Gli elementi raccolti fanno ritenere che l’identificazione dell’intero gruppo possa essere ormai imminente.
Dalle ricostruzioni emerge che il pestaggio sarebbe stato materialmente compiuto da quattro o cinque giovani, sostenuti da un gruppo più numeroso composto da almeno una dozzina di persone. Uno scenario che conferma le prime testimonianze, secondo cui sul posto erano presenti complessivamente circa venti ragazzi. Alcuni avrebbero bloccato le vittime impedendo loro di fuggire, mentre altri si sarebbero accaniti con calci e pugni. Un quadro investigativo che potrebbe essere definito nei prossimi giorni.
Gli accertamenti
L’attività investigativa è affidata agli agenti del commissariato Decumani e alla Squadra Mobile di Napoli, che stanno approfondendo il profilo dei presunti responsabili. Si tratterebbe di giovani provenienti dal centro storico cittadino, tra i quali figurerebbero anche alcuni minorenni. Al momento, tuttavia, non risulterebbero coinvolti ragazzi con meno di 14 anni, come ipotizzato nelle ore immediatamente successive all’aggressione.
L’inchiesta potrebbe anche rappresentare uno dei primi casi nei quali trovare applicazione le nuove disposizioni introdotte dal cosiddetto disegno di legge “anti maranza”, che prevede un inasprimento degli strumenti di contrasto nei confronti delle bande giovanili violente.
Secondo quanto ricostruito, i tre studenti stavano semplicemente facendo ritorno a casa quando sono stati circondati e colpiti all’esterno della piazzetta dell’Orientale. Dalle testimonianze raccolte non emerge alcun litigio, provocazione o motivo scatenante: l’aggressione sarebbe stata del tutto gratuita.
Violenza senza motivo
Proprio l’assenza di un movente rappresenta uno degli elementi che accomuna tutte le deposizioni raccolte finora. I genitori delle vittime hanno riferito agli investigatori che i ragazzi non avevano avuto alcun contatto precedente con gli aggressori e che non si era verificato alcun episodio capace di giustificare, neppure lontanamente, una simile esplosione di violenza.
Gli investigatori stanno inoltre verificando se alcuni componenti del gruppo siano già stati coinvolti in episodi analoghi. L’ipotesi è che alcuni di loro possano essersi resi protagonisti, anche in passato, di altre aggressioni ai danni di coetanei.
L’inchiesta procede per lesioni gravi e per l’utilizzo di armi bianche. Non è però scontato che possano essere adottate misure cautelari immediate, soprattutto nei confronti degli indagati minorenni e privi di precedenti penali. Restano comunque possibili denunce, provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile e segnalazioni ai servizi sociali.
Il fenomeno delle baby gang
L’indagine si inserisce in un contesto più ampio, quello delle bande giovanili che utilizzano la violenza come strumento di affermazione e controllo del territorio. Secondo gli investigatori, il gruppo sarebbe radicato nel centro storico di Napoli e agirebbe non per finalità economiche o legate alla criminalità organizzata, ma per imporre la propria presenza attraverso intimidazioni e aggressioni.
Una dinamica che richiama episodi già registrati in altre grandi città italiane, dove gruppi di giovanissimi cercano visibilità e riconoscimento sociale attraverso azioni violente contro vittime scelte casualmente. Anche nel caso di Largo Giusso, tutto lascia pensare a un’aggressione dettata esclusivamente dalla volontà di intimidire e dimostrare forza, colpendo tre ragazzi in evidente inferiorità numerica.




























