A cinque anni e mezzo dalla loro condanna a 30 anni come esecutori dell’omicidio di Giovanni Gargiulo, Andrea Andolfi e Vincenzo Amodio sono tornati in libertà. Poco meno di trent’anni di indagini e processi sono terminati stamane con l’assoluzione dei due.
Il fatto non sussiste. Questa la formula con cui, oggi, la Corte d’Assise di Appello si è pronunciata sul caso, dopo che la Cassazione aveva annullato il verdetto precedente. “Finalmente finisce un calvario giudiziario durato 28 anni”, dicono i legali di Andolfi, gli avvocati Leopoldo Perone e Michele Basile.
Ucciso a 14 anni perché fratello di un collaboratore di giustizia
Quattro colpi di pistola in strada, alla testa, al torace e alle gambe. Quattro colpi di pistola per togliere la vita a un 14enne e mandare un messaggio: la camorra non fa sconti ai collaboratori di giustizia. Era stata questa la cornice dell’omicidio del giovanissimo Giovanni Gargiulo, freddato nella Napoli est ormai 28 anni fa. La sua colpa, essere il fratello di Costantino, affiliato di un altro clan, il quale aveva cominciato a collaborare con la giustizia.
Il fratello della vittima, infatti, era legato al clan Formicola di San Giovanni a Teduccio, in quel periodo contrapposto ai Cuccaro (all’epoca alleati degli Aprea) di Barra. E proprio il boss Michele Cuccaro, indagato come mandante dell’omicidio del giovanissimo Giovanni, era stato condannato nell’ottobre 2017 all’ergastolo. Tre anni più tardi, anche per gli esecutori materiali dell’agguato di camorra avevano ricevuto 30 anni di pen a testa: una sentenza, quella confermata in due gradi di giudizio, per Andolfi e Amodio, negata quest’oggi per la seconda volta.





























