Al molo 25 dello scalo di Porta di Massa, a Napoli, è tutto tranquillo. A bordo della nave ong Sea Watch 5, ancorata lì, ci sono solo i membri dell’equipaggio che tengono in sicurezza lo scafo. Tutti a bordo in attesa, dopo la decisione del fermo amministrativo di 45 giorni a cui si è unita anche una sanzione da 7500 euro decisa dal Viminale. La Sea Watch era arrivata nel porto partenopeo il 13 agosto scorso con a bordo sei migranti soccorsi in mare in acque internazionali: persone che, a procedure completate, sono state fatte sbarcare. Alla base del provvedimento di fermo, la presunta violazione delle norme che regolano il coordinamento delle operazioni di ricerca e salvataggio.
Durissima la replica dell’organizzazione, che ha rivendicato il proprio operato e non ha risparmiato un attacco all’esecutivo italiano.
La polemica non si è fermata e dopo la risposta della deputata di Fratelli d’Italia Kelany è arrivata oggi anche la replica del vicepremier Salvini. “Finché non ritirano quelle navi, il governo tedesco non è nelle condizioni di rimandarci indietro nessuno”, ha dichiarato il leader del Carroccio. “L’immigrazione clandestina è un business da miliardi di euro su entrambe le sponde del Mediterraneo, al pari di armi e droga, e ogni persona trasbordata per i trafficanti è un affare da 5mila dollari. Ci sono Stati che fanno finta di niente: la Germania in questo caso, la Spagna nel caso del mio processo. Se l’Italia desse la sua bandiera a una nave privata che fa traffico illegale di esseri umani verso un porto tedesco, secondo me durerebbe pochissimo… C’è chi si volta dall’altra parte, c’è chi guadagna, c’è una parte della magistratura che sicuramente non aiuta. Il governo italiano sta facendo quello che è giusto fare”.



























