Ucciso per errore nel corso di una vendetta d’onore. Umberto Catanzaro sarebbe morto per questo motivo il 17 novembre dello scorso anno, due mesi e due giorni dopo la sparatoria ai Quartieri Spagnoli che lo aveva visto ferito gravemente al posto di un minore con cui era in auto.
Spari e sangue ai Quartieri Spagnoli, le ragioni del raid
Sarebbe stato quest’ultimo il vero obiettivo del commando guidato da Salvatore Percich, 46enne legato al clan Mazzarella. L’altra maggiorenne del gruppo è Anna Nesa, oggi 21enne. Anche lei, come Percich, sarà ascoltata dal gip Gabriella Logozzo il prossimo 30 settembre nel corso dell’udienza preliminare sul caso.
Il primo è accusato di essere stato uno degli esecutori materiali dell’omicidio, la seconda di avere dato supporto logistico a due dei quattro minorenni coinvolti. Questi, per un errore di coordinazione temporale, sarebbero arrivati ai Quartieri Spagnoli in ritardo, a cose fatte.
Umberto Catanzaro, arresti e accuse dopo l’omicidio
Il movente dell’omicidio premeditato, aggravato dalle modalità mafiose e dai futili motivi, sarebbe riconducibile a questioni d’onore. Per la Procura, il minorenne in auto con Catanzaro avrebbe avuto una relazione con la figlia del boss e avrebbe poi pubblicato i video del rapporto.
Le perquisizioni successive al delitto avevano portato i carabinieri a sequestrare anche droga e oltre 2kg di materiale esplosivo. Al 46enne Percich viene contestata dalla DDA una lunga serie di reati tra cui l’usura, la ricettazione, la detenzione di armi rubate, l’evasione dai domiciliari e lo spaccio di stupefacenti in concorso.



























