Una condanna a 25 anni di reclusione: è la richiesta formulata dalla Procura di Salerno nei confronti di Vincenzo Santimone, il 47enne accusato dell’efferato omicidio del padre Riccardo, avvenuto nel marzo del 2024. Dinanzi alla Corte d’Assise, il pubblico ministero Marinella Guglielmotti ha delineato le conclusioni di una requisitoria che non ha lasciato spazio a clemenza sul fronte del pentimento, pur tenendo conto del complesso quadro psichiatrico dell’imputato.
La tragedia risale al 5 marzo 2024
La tragedia risale alla serata del 5 marzo di due anni fa, nell’appartamento di via Bartolo Longo, nel rione della Pace a Eboli. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, a innescare la violenza mortale sarebbe stato un pretesto agghiacciante nella sua banalità: il rumore di un frullatore che l’anziano genitore, 76 anni, stava utilizzando per prepararsi la cena. Quella vibrazione avrebbe scatenato la reazione incontrollata del figlio il quale, armato di coltello, si è scagliato contro il padre. Riccardo Santimone avrebbe tentato una disperata fuga rifugiandosi in bagno ma senza successo. Il colpo fatale, come accertato dall’autopsia, ha reciso l’aorta, rendendo vano ogni soccorso. Nel calcolo della pena, l’accusa ha bilanciato diversi elementi.
Se da un lato all’imputato è stata riconosciuta la seminfermità mentale come attenuante, dall’altro pesano come macigni le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi. Un punto centrale della requisitoria l’atteggiamento post-delitto del 47enne. Secondo il magistrato, Vincenzo Santimone — attualmente detenuto nel carcere di Salerno — non avrebbe mai mostrato segni di rimorso, confermando la propria posizione anche durante le dichiarazioni spontanee rese in aula. Dopo la richiesta della Procura, l’udienza è stata aggiornata al mese di giugno in vista del primo grado di giudizio
Segui SiComunicazione su Google News


























