Mario Landolfi, 49 anni di Sant’Anastasia, si trova in carcere con l’accusa di aver ucciso Sara e Lyuba, all’interno di un edificio abbandonato a Pollena Trocchia. L’uomo ha confessato i due femminicidi davanti al GIP, sostenendo di aver scaraventato le vittime nel vano di un ascensore a seguito di una violenta lite per motivi economici legata a prestazioni sessuali mai consumate, il tutto con uno stato d’animo esasperato dalla sua forte crisi di astinenza da cocaina.
La Procura di Nola ipotizza tuttavia una condotta seriale e predatoria: secondo nuovi dettagli dell’inchiesta, entrambi i delitti sarebbero stati si consumati a distanza di poche ore nella giornata di domenica 17 maggio, ma con l’unico vero obiettivo di rapinare le donne per procurarsi il denaro necessario ad acquistare la droga.
Il racconto di una donna nigeriana
A confermare questo modus operandi c’è l’aggressione subita subito dopo da una cittadina nigeriana, che è stata minacciata con un coltello alla gola e rapinata della borsa – poi ritrovata dai carabinieri proprio nell’auto dell’indagato – e che è riuscita a salvarsi solo grazie al provvidenziale intervento di un’automobilista di passaggio. Sotto il coordinamento del procuratore Marco Del Gaudio, gli inquirenti stanno ora scavando nel sottobosco della prostituzione su strada tra le zone di Gianturco e Napoli Est per verificare se l’uomo, che davanti al giudice si è comunque difeso definendosi dietro domanda del gip Giusi Piscitelli, un normale marito e padre di famiglia, abbia attirato nella stessa trappola altre donne sole e indifese.
Lyuba non aveva 48 anni ma 71
Altra novità di queste ore è la seguente, contrariamente alle prime ipotesi investigative, Lyuba, la donna ucraina uccisa da Landolfi, non aveva 48 anni bensì 71. Anche la sua professione è stata chiarita dal figlio, il quale ha smentito che la madre si prostituisse, precisando che lavorava invece come badante.































