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Italia senza mondiale, è anche per questo che i nostri figli non amano il calcio

Italia senza mondiale figli

Se tutto si decide in novanta minuti, può succedere di tutto. Anche che una Bosnia tutt’altro che irresistibile elimini l’Italia e la condanni, per la terza volta consecutiva, a restare fuori dal Mondiale.

A Zenica, in uno stadio infuocato dove il tifo assordante diventa un fattore, la squadra di Gattuso parte bene ma si perde strada facendo. Dopo appena 15 minuti gli azzurri passano in vantaggio: Kean approfitta di un errore del portiere avversario e firma l’1-0. Sembra l’inizio di una serata controllata, ma l’Italia non trova il raddoppio e resta in bilico.

Il rosso a Bastoni cambia la partita

Il momento chiave arriva al 41’: Bastoni commette un errore grave e lascia i suoi in dieci uomini. Da lì cambia tutto. Nella ripresa l’Italia arretra, si difende, gioca con paura. Donnarumma tiene in piedi il risultato con interventi decisivi, ma al 79’ Tabakovich risolve una mischia e firma il pareggio.

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Supplementari e rigori, finale amaro

L’1-1 trascina la partita ai supplementari, dove prevale la tensione. Più che la voglia di vincere, domina la paura di perdere. Al 103’ episodio discusso su Palestra: proteste per un possibile rosso non concesso alla Bosnia.

Subito dopo arriva anche l’occasione più nitida: cross perfetto di Palestra, stacco di Pio Esposito, ma Vasilj salva con un intervento decisivo.

Nel secondo tempo supplementare l’Italia prova a spingere ancora, ma la Bosnia ritrova energie e chiude in crescita. Si arriva così ai rigori, dove gli errori risultano fatali: Pio Esposito sbaglia, Cristante colpisce la traversa e l’Italia esce.

Terzo Mondiale consecutivo senza Italia

Un’altra esclusione pesantissima. L’ultima presenza azzurra a un Mondiale resta quella del 2014. Dodici anni senza Coppa del Mondo: un’intera generazione, quella nata dopo il 2009, non ha mai visto l’Italia giocare sul palcoscenico più importante.

Il Mondiale rappresenta un momento collettivo capace di unire tifosi e appassionati. L’assenza dell’Italia, ancora una volta, pesa non solo sul piano sportivo ma anche su quello culturale. Questi ragazzi, quelli che hanno meno di sedici anni, hanno un motivo in meno per amare questo sport.

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