Dal tennis all’atletica, dalla pallavolo agli sport invernali, passando per i motori: l’Italia vince in tutto. Tranne nel calcio, dove arriva l’ennesimo flop contro la Bosnia.
L’ultima ferita è fa ancora più male. L’eliminazione ai rigori contro la Bosnia rappresenta l’ennesimo fallimento di una Nazionale che, per la terza volta consecutiva, non parteciperà ai Mondiali. Un risultato che stride con il momento straordinario vissuto dallo sport italiano nel suo complesso.
Un’Italia vincente in tutto (tranne nel calcio)
Negli ultimi anni l’Italia ha costruito una leadership solida in numerosi sport. Il tennis è diventato una vera eccellenza: il trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon, primo italiano nella storia a riuscirci, è il simbolo di una crescita strutturale. A livello di squadre, gli azzurri hanno conquistato più volte la Coppa Davis e la Billie Jean King Cup, confermandosi tra le potenze mondiali .
Anche l’atletica continua a regalare risultati storici, con record di medaglie e podi a livello internazionale. La pallavolo resta una certezza, con titoli mondiali e olimpici sia al maschile che al femminile. Senza dimenticare sci, nuoto, motociclismo, automobilismo e sport invernali, dove l’Italia mantiene una presenza costante ai vertici.
Non si tratta più di exploit isolati, ma di un sistema che funziona, basato su programmazione, investimenti e sviluppo dei talenti .
Il fallimento del calcio
In questo contesto, il calcio rappresenta un’eccezione negativa. L’eliminazione contro la Bosnia è solo l’ultimo capitolo di una crisi profonda, iniziata ormai da anni.
Dopo le esclusioni contro Svezia e Macedonia, arriva un’altra delusione. E questa volta fa ancora più rumore perché arriva mentre il resto dello sport italiano vola. Il problema, quindi, non è il Paese, ma il sistema calcio. Non è solo la nazionale azzurra il problema visto che anche in Europa i nostri club non riescono a dominare e a divertire.
Un modello che non funziona più
La differenza con gli altri sport è evidente. Dove si è investito in formazione, strutture e valorizzazione dei giovani, sono arrivati risultati. Dove invece si è rimasti fermi, il divario è aumentato.
Il calcio italiano paga anni di ritardi: vivai poco produttivi, pochi italiani titolari nei club, scarsa programmazione. Elementi che, messi insieme, hanno progressivamente indebolito la Nazionale.
Ripartire è possibile, ma serve coraggio
Il dato più chiaro è che il talento in Italia esiste. Lo dimostrano i successi nelle altre discipline. Ma nel calcio manca un sistema capace di valorizzarlo.
Ripartire significa guardare proprio a quegli sport che oggi vincono. Copiarne il modello, investire sui giovani, costruire una visione a lungo termine.
Perché il problema non è perdere una partita. Il problema è aver perso un’intera direzione.
E mentre l’Italia dello sport continua a vincere e a crescere, il calcio resta fermo. E, oggi più che mai, fuori dal mondo.
Potrebbe anche interessare: Italia senza mondiale, è anche per questo che i nostri figli non amano il calcio



























