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Italia senza Mondiali: terza esclusione, è crisi profonda del nostro calcio

Terza esclusione crisi calcio

Vergogna nazionale. Non esistono più alibi né attenuanti: restare fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva è un fallimento che colpisce l’intero sistema calcio italiano.

Dopo le eliminazioni contro Svezia e Macedonia, stavolta è la Bosnia Erzegovina a infliggere l’ennesima lezione agli azzurri. Ancora una volta l’Italia guarderà il Mondiale da casa. Un epilogo che pesa, soprattutto per una Nazionale che ha scritto pagine indelebili della storia del calcio con quattro titoli mondiali.

Un declino che parte da lontano

Ridurre tutto alla nostalgia del passato sarebbe un errore. È vero: “erano altri tempi”, “c’erano più talenti”, “meno stranieri”. Ma la verità è più complessa. Questo terzo fallimento consecutivo certifica un declino strutturale iniziato anni fa e mai realmente affrontato. La parentesi vincente degli Europei 2021 resta un’eccezione, non la regola. Il calcio italiano, ormai da tempo, fatica a competere ai massimi livelli. E il problema non è solo tecnico, ma organizzativo e culturale.

Il confronto con gli altri sport

Il dato più evidente è che il talento sportivo in Italia non manca. Negli ultimi anni sono arrivati risultati importanti in discipline come tennis, atletica, nuoto e sci, oltre ai successi negli sport di squadra come pallavolo. Questo significa che il problema non è il materiale umano, ma il sistema. Strutture, formazione, programmazione: è qui che il calcio italiano ha perso terreno rispetto agli altri Paesi.

Vivai e stranieri: un nodo irrisolto

Un aspetto centrale riguarda i settori giovanili. A oltre trent’anni dalla sentenza Bosman, la presenza di giocatori stranieri è aumentata in modo significativo anche nei vivai.

Il risultato è evidente: sempre meno calciatori italiani trovano spazio da titolari in Serie A. E questo riduce inevitabilmente il bacino a disposizione della Nazionale, rendendo più complesso il lavoro del commissario tecnico.

Ripartire da zero, davvero

Risalire è possibile, ma serve una rottura netta con il passato recente. Non bastano interventi superficiali o soluzioni temporanee. Occorre ripensare l’intero sistema, con umiltà, programmazione e investimenti mirati. Il calcio resta uno sport di squadra: nessun talento, da solo, può invertire la rotta. Serve una struttura solida, una visione chiara e la capacità di costruire nel tempo.

Prima di tutto, però, è necessaria un’autocritica profonda. Solo comprendendo le cause di questo declino sarà possibile tornare competitivi e riconquistare il posto che storicamente spetta all’Italia tra le grandi del calcio mondiale.

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