Un abbraccio dopo la violenza, una richiesta di perdono dopo quei tredici secondi di terrore. Nell’aula del tribunale dei minori di Napoli si è consumato un momento inatteso: Bruno Petrone, il diciottenne accoltellato nella movida di Chiaia lo scorso dicembre, ha incontrato i suoi aggressori e ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
I quattro minorenni accusati del tentato omicidio hanno chiesto scusa alla vittima.
“Bruno ho sbagliato, vorrei il perdono”
Il primo a farlo è stato il quindicenne ritenuto responsabile delle coltellate: «Bruno, ho sbagliato. Vorrei abbracciarti e ottenere il tuo perdono». Parole arrivate dopo l’invito del giudice, che ha chiesto ai ragazzi di rivolgersi direttamente al giovane calciatore.
Petrone, assistito dall’avvocato Gennaro Tortora, ha ascoltato in silenzio e ha accolto le scuse senza rancore. Una scelta che ha avuto anche un peso nel procedimento: il gup minorile Clara Paglionico ha autorizzato tre degli imputati a lasciare il carcere per essere trasferiti in comunità, nonostante il parere contrario della Procura.
Una decisione che punta sul percorso rieducativo
Una decisione che punta sul percorso rieducativo, mentre resta sullo sfondo la violenza di quella notte tra il 26 e il 27 dicembre scorso. In via Bisignano, nel cuore dei baretti di Chiaia, un gruppo di cinque giovanissimi aggredì Petrone dopo una lite nata nella movida. Le immagini delle telecamere raccontarono un raid durato appena tredici secondi: un colpo alle spalle e poi due coltellate al petto e all’addome.
Le indagini dei carabinieri portarono rapidamente all’identificazione del gruppo. Oggi Bruno, tornato a giocare a calcio con l’Angri, ha scelto il perdono. In autunno il tribunale dovrà decidere sulla richiesta di messa alla prova avanzata dalla difesa dei ragazzi.





























