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Euclid scopre i quasar più antichi dell’universo: osservati quando il cosmo aveva solo 670 milioni di anni

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Il telescopio spaziale Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha compiuto una scoperta destinata a migliorare la comprensione delle prime fasi dell’universo. Gli astronomi hanno infatti identificato 31 tra i quasar più antichi mai osservati, inclusi i due più lontani mai individuati fino a oggi.

Una finestra sull’universo primordiale

I due quasar più remoti scoperti da Euclid emettevano la loro intensa luce quando l’universo aveva appena 670 e 680 milioni di anni, pari a circa il 5% della sua età attuale.

Questi oggetti straordinariamente luminosi brillavano con un’intensità equivalente a quella di 1.000 miliardi di Soli, permettendo agli scienziati di osservare una delle epoche più antiche della storia cosmica.

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Cosa sono i quasar

I quasar rappresentano una particolare fase dell’evoluzione di una galassia. Al loro centro è presente un buco nero supermassiccio che cattura enormi quantità di materia.

Durante questo processo viene liberata un’energia immensa, rendendo il nucleo della galassia centinaia o addirittura migliaia di volte più luminoso dell’intera galassia che lo ospita.

Perché questa scoperta è importante

Individuare i quasar più antichi è particolarmente complesso. Oltre a essere estremamente rari, la loro luce può facilmente confondersi con quella di oggetti cosmici molto più vicini.

Le eccezionali capacità osservative di Euclid consentono invece di identificare questi oggetti con una precisione senza precedenti, aprendo nuove prospettive per lo studio dell’universo primordiale.

Il contributo della ricerca italiana

Lo studio, pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics, è stato guidato da Daming Yang dell’Università di Leiden (Paesi Bassi) e ha coinvolto numerosi istituti di ricerca internazionali.

L’Italia ha avuto un ruolo di primo piano grazie alla partecipazione di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), di numerose università italiane e di altri importanti centri di ricerca, tra cui l’Agenzia Spaziale Italiana e l’ESA-ESRIN di Frascati.

Gli esperti: “È solo l’inizio”

“Fino a oggi avevamo visto solo la punta dell’iceberg, ovvero i quasar più luminosi: Euclid ci permetterà di andare ben oltre”, ha dichiarato Silvia Belladitta del Max Planck Institute di Heidelberg e dell’INAF di Bologna.

Anche Roberto Decarli dell’INAF di Bologna, tra gli autori della ricerca, sottolinea l’importanza del risultato: “Si tratta di risultati straordinari per una missione così giovane, ma soprattutto rappresentano solo l’inizio”.

Le future osservazioni del telescopio Euclid potrebbero infatti portare alla scoperta di molti altri quasar antichissimi, offrendo nuove informazioni sulla formazione delle prime galassie e dei buchi neri supermassicci dell’universo.

https://www.sicomunicazione.it/euclid-scopre-quasar-piu-antichi-universo/

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