Nuovo passaggio investigativo nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni sottoposto il 23 dicembre 2025 a trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi e deceduto il 21 febbraio scorso.
La Procura di Napoli, che indaga su presunti errori durante l’intervento, ha disposto il sequestro di un altro telefono cellulare appartenente a un’infermiera presente in sala operatoria il giorno del trapianto. Il dispositivo potrebbe contenere foto o video ritenuti utili alla ricostruzione di quanto avvenuto in quelle ore decisive.
La domanda chiave dei pm: “Che cosa è successo dopo il clampaggio?”
A far scattare il nuovo sequestro è stato un verbale raccolto nei giorni scorsi dai magistrati. Durante l’audizione, il pubblico ministero ha chiesto a una delle operatrici presenti in sala operatoria che cosa fosse accaduto subito dopo il clampaggio.
La teste ha spiegato che circa dieci minuti dopo sarebbe arrivato in sala il cuore all’interno del contenitore chiuso, aggiungendo di ricordare con precisione il lasso di tempo perché una collega, identificata con le iniziali G.F., sarebbe stata in attesa di realizzare un video con il telefono cellulare del nuovo cuore.
Il video potrebbe contenere l’orario esatto
Proprio questo dettaglio assume ora rilievo investigativo: se il video fosse stato realmente registrato, potrebbe riportare l’orario esatto della registrazione e diventare un elemento decisivo per chiarire la cronologia dell’intervento.
Il Nas dei Carabinieri, su mandato della Procura, ha quindi sequestrato il cellulare dell’operatrice. La copia forense del dispositivo è stata fissata per il 26 marzo.
Sette indagati nell’inchiesta sul trapianto
L’inchiesta vede indagate sette persone tra medici e personale sanitario. Al centro resta anche la posizione del cardiochirurgo Guido Oppido, che nei prossimi giorni dovrà affrontare un passaggio delicato davanti al gip.
Gli investigatori puntano ora a verificare se nella memoria del telefono possano emergere immagini, file cancellati o dati utili a chiarire eventuali discrepanze sugli orari già contestate nell’indagine.
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