La colpa è sempre degli altri. Di chi cerca un like, del sindaco “juventino”, del popolo bue, degli arbitri cattivi, della Federazione, della malasorte. Mai propria. Mai davvero fino in fondo.
Conte e De Laurentiis, coppia da commedia all’italiana
Sul palco del calcio italiano è andata in scena l’ennesima commedia all’italiana firmata Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis. Una coppia capace di mandarsi elegantemente a quel paese in diretta nazionale continuando però a sorridersi e a giurarsi eterna stima. Più Sandra e Raimondo che presidente e allenatore di una delle squadre più importanti d’Italia.
La conferenza stampa del dopo stagione del SSC Napoli resterà probabilmente nella memoria non per gli annunci, ma per la rappresentazione plastica del caos. Cellulari che squillano, voci che si sovrappongono, addetti stampa impegnati disperatamente a dare ordine alla scena mentre De Laurentiis, puntuale, parcheggiava ogni risposta in doppia fila, deviando argomenti, attaccando istituzioni, nemici veri o presunti, giornalisti e fantasmi vari.
Una stagione vincente raccontata come una disfatta
Eppure il paradosso è tutto qui: il Napoli viene da due anni che, in qualsiasi altra piazza italiana, sarebbero considerati straordinari. Uno scudetto, un secondo posto e una Supercoppa. Risultati importanti, pesanti, storici. E invece il racconto che ne esce è quasi tossico, avvelenato, incompiuto.
Conte parla di “veleni” attorno alla squadra. De Laurentiis denuncia sindaci, stadi, istituzioni e investimenti mancati. Tutti sembrano avere qualcosa da recriminare anche mentre il Napoli continua a vincere.
Forse perché il vero problema non è mai stato il risultato. Ma il bisogno continuo di avere un nemico, una tensione permanente, uno scontro da alimentare. È un meccanismo narrativo che in questa città funziona sempre: crea consenso, divide, accende il dibattito e tiene alta la temperatura emotiva.
Un addio rumoroso che lascia interrogativi
Ma resta una domanda semplice. C’era davvero bisogno di un addio così? Di trasformare una stagione positiva nell’ennesimo psicodramma pubblico?
Perché alla fine resta quella sensazione strana. Come quando cala il sipario su una commedia rumorosa: il pubblico ride, applaude, qualcuno si emoziona. Ma uscendo dal teatro si chiede se tutto quel caos fosse davvero necessario.




























